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Stay Smart

Dal 1984 a oggi

Quarant'anni di telefonia,
visti da un negozio.

Il primo telefono portatile costava quanto un'utilitaria e pesava quasi un chilo. Oggi quello che ci passa per le mani ogni giorno ha dentro più potenza di quanta ne servisse per mandare qualcuno sulla Luna. In mezzo ci sono quarant'anni di oggetti che molti di noi hanno avuto davvero in tasca.

Abbiamo messo in fila le tappe con le date giuste, e in fondo abbiamo raccontato dove siamo adesso: il 5G in Italia, quando arriva il 6G, cosa fa la rete per l'auto e cosa si muove nelle città. Con qualche lo sai che lungo la strada.

Una promessa, visto che siamo noi a scriverla: qui trovi le cose come stanno, comprese quelle che non ci sono ancora. Preferiamo dirti «non ancora» oggi, che vendertelo oggi e spiegartelo domani.

La linea del tempo

Gli apparecchi che hanno cambiato le regole

  1. 1973

    In Italia esiste già un telefono in auto

    Prima di tutto il resto c'è l'RTMI, il radiotelefono mobile integrato: pochi apparecchi, quasi tutti al servizio del settore pubblico. Non è telefonia di massa, ma è il segno che l'idea esisteva già.

  2. 1984
    Motorola DynaTAC 8000X, il primo telefono cellulare portatile venduto al pubblico

    Motorola DynaTAC 8000X

    Presentato nel 1983 e in vendita dal 1984, è il primo telefono cellulare portatile commercializzato al mondo. Costava 3.995 dollari, aveva un display a LED e teneva in memoria trenta numeri.

    Il dato che racconta l'epoca meglio di ogni altro: dieci ore di ricarica per trenta minuti di conversazione.

  3. 1985

    L'Italia accende la sua rete: RTMS

    Da settembre 1985 il servizio parte a Roma e Milano. Nel 1989 la rete copre il Paese e supera i centomila abbonati. Resterà accesa fino al dicembre 1996.

  4. 1990

    L'epoca dei «valigetta»

    Nell'aprile 1990 in Italia si accende l'ETACS a 900 MHz, e la SIP diventa il primo operatore cellulare d'Europa per numero di abbonati. I telefoni dell'epoca o stavano montati in auto, o si portavano appresso con batterie grandi come una ventiquattrore: è da lì che viene il soprannome.

    Da marzo di quell'anno la SIP propone al pubblico il Nokia Mobira Cityman e il Motorola MicroTAC, i primi «senza valigia»: mezzo chilo scarso e un'ora di conversazione. Costavano tre e quattro milioni di lire, cioè più o meno millecinquecento e duemila euro di oggi.

    Di un «valigetta» italiano, con il marchio SIP, non esiste nessuna fotografia con licenza libera: per questo la scheda è senza immagine.

  5. 1992

    Nokia 1011, il primo GSM di serie

    Esce il 10 novembre 1992, e il numero del modello è la data. È il primo telefono GSM prodotto in serie al mondo: antenna estraibile, display in bianco e nero, novantanove numeri in rubrica.

    Curiosità che dice molto su quanto fosse l'inizio: riceveva gli SMS ma non poteva inviarli. E la suoneria Nokia non c'era ancora: arriva nel 1994.

  6. 1996

    Motorola StarTAC

    Ottantotto grammi: il più piccolo e leggero del mondo, al punto che sembrava un cercapersone. È il primo telefono comprato anche per come stava addosso, non solo per quello che faceva. Se ne stimano circa sessanta milioni di pezzi.

    Lo sai che non è il primo telefono a conchiglia? NEC ne aveva fatto uno nel 1991, e il MicroTAC si apriva a ribalta già dal 1989. Lo StarTAC è il primo ad aver sfondato davvero, che è una storia diversa e forse più interessante.

  7. 1996
    Nokia 9000 Communicator aperto, con la tastiera QWERTY e lo schermo orizzontale

    Nokia 9000 Communicator

    Lo stesso anno dello StarTAC, ma all'opposto: 397 grammi, un processore Intel 386, otto megabyte di memoria, tastiera QWERTY completa, posta elettronica, fax e navigazione. È uno dei primi smartphone della storia, undici anni prima dell'iPhone.

    Nel 1996 la connessione viaggiava a 9,6 kilobit al secondo: oggi una fibra di casa è circa centomila volte più veloce.

  8. 1996

    Nokia 8110, la «banana»

    Il primo con il coperchio scorrevole: lo aprivi e rispondevi, lo chiudevi e riagganciavi. La curva pronunciata gli è valsa il soprannome che tutti ricordano. 152 grammi, primo Nokia con schermo grafico.

  9. 1997

    Siemens S10, il primo con lo schermo a colori

    Primo telefono cellulare al mondo con display a colori. Nello stesso anno Siemens fa anche l'S10 Active, il primo pensato per stare fuori: resistente a urti, polvere e schizzi.

    In Italia però il Siemens che è passato per le mani di tutti è un altro, il C25: nessun primato tecnico, ma era il telefono dei pacchetti di fine anni Novanta.

  10. 1999

    Ericsson T28

    Dalle prime consegne di settembre 1999, è il telefono di punta Ericsson e costava spesso più del triplo dei modelli di fascia media della stessa casa. È lui che ha inventato l'idea di telefono sottile e di lusso, cinque anni prima del RAZR.

  11. 1999
    Nokia 3210, il primo telefono senza antenna esterna

    Nokia 3210

    Il primo telefono di largo consumo senza antenna che sporge. Prezzo aggressivo, scrittura predittiva T9, e una pubblicità rivolta per la prima volta ai ragazzi invece che ai professionisti. Se ne stimano circa centosessanta milioni di pezzi.

  12. 2000
    Nokia 3310 di colore blu

    Nokia 3310

    Annunciato il primo settembre 2000. Circa centoventisei milioni di pezzi e una fama di indistruttibilità che gli è sopravvissuta di vent'anni. È il telefono che la gente nomina ancora oggi quando entra in negozio e dice «io ne voglio uno che duri».

  13. 2001

    Nokia 8310

    Uno dei Nokia più piccoli mai fatti, e il primo della casa con GPRS e radio FM. Cover intercambiabili in un centinaio di combinazioni: il telefono comincia a essere un accessorio personale.

  14. 2003

    Il videofonino: l'Italia arriva prima

    Il 31 marzo 2003 i primi videofonini UMTS arrivano nei negozi di 3: è il NEC e606, e l'Italia è fra i primi mercati al mondo a vendere videochiamate al pubblico. Costava 810 euro, con la videochiamata a quindici centesimi al minuto e il videomessaggio a cinquantacinque.

    Lo sai che all'inizio vendette pochissimo? Decollò nell'estate dello stesso anno, quando il prezzo scese: una lezione che vale ancora oggi, dietro al bancone.

    Del NEC e606 non esiste nessuna fotografia con licenza libera: per questo la scheda è senza immagine.

  15. 2004
    Motorola RAZR V3 nero, telefono a conchiglia ultrasottile

    Motorola RAZR V3

    Circa centotrenta milioni di pezzi. Dentro era quasi identico a modelli Motorola già in commercio: quello che cambiava era il corpo in alluminio, la tastiera ricavata da un unico foglio di metallo, lo spessore.

    È il caso di scuola di un telefono venduto per come è fatto, non per cosa fa. Da lì in poi il design diventa un argomento di vendita quanto la scheda tecnica.

  16. 2007
    Apple iPhone di prima generazione

    Apple iPhone, prima generazione

    Annunciato il 9 gennaio 2007, in vendita negli Stati Uniti dal 29 giugno. Niente tastiera fisica, niente pennino: solo uno schermo da tre pollici e mezzo che si tocca con le dita. Curiosamente, non aveva il 3G.

    E lo sai che in Italia il primo iPhone non si è mai visto? Da noi non è mai stato venduto ufficialmente: arriva un anno dopo, l'11 luglio 2008, ed è già l'iPhone 3G. Quindi chi dice «ce l'avevo nel 2007» l'aveva preso all'estero.

  17. 2008

    BlackBerry Bold 9000

    Mentre il telefono diventava di vetro, il BlackBerry difendeva la tastiera vera. Ha lasciato in eredità due cose che usiamo tutti i giorni senza pensarci: la tastiera QWERTY sul telefono e le notifiche che arrivano da sole, senza dover collegare l'apparecchio al computer.

Dove siamo oggi

Il 5G in Italia, con i numeri veri

Dati dell'AGCOM, l'autorità di settore, riferiti alla fine del 2025. Li mettiamo perché la differenza fra quello che si racconta e quello che è misurato, in questo campo, è grande.

  • 99,8%Copertura 5G della popolazione italiana. In area rurale il 99,4%
  • ~31 GBAl mese per SIM venti per cento in più rispetto all'anno prima
  • 26 centIl prezzo di un giga erano 35 centesimi un anno fa: meno 27 per cento
  • 31,4 mlnSIM dentro agli oggetti contatori, mezzi, impianti. Nove su dieci in utility e mobilità

Il passo tecnico di quest'anno ha un nome preciso: 5G standalone. Fino a ieri il 5G italiano si appoggiava ancora alla rete 4G sottostante; dal 14 gennaio 2026 WindTre ha acceso la prima rete commerciale interamente 5G, senza pezzi di 4G dentro, e iliad ha fatto lo stesso. È quello che rende possibile il network slicing: ritagliare una fetta di rete con prestazioni garantite per un'azienda o un servizio, cosa che prima si poteva fare solo con reti private.

E qui un lo sai che che ci teniamo a dirti, perché il termine gira parecchio: il 5G‑Advanced è ancora un'altra cosa, la fase successiva dello standard. A marzo 2026 erano undici le reti 5G‑Advanced commerciali al mondo, in Cina, Canada, Giappone, Kuwait e Vietnam. In Italia non è ancora arrivato: ci siamo noi a dirtelo, così quando lo leggerai da qualche parte saprai a che punto siamo per davvero.

Quello che arriva

Il 6G: cosa è deciso e cosa è soltanto previsione

Qui serve distinguere, perché si sentono date molto sicure su una cosa che non ha ancora uno standard scritto. Oggi non esiste un apparecchio 6G, non esiste una frequenza 6G assegnata e non esiste un operatore 6G. Quello che esiste è un calendario.

  • Marzo 2027primo blocco delle specifiche 6G, dentro la Release 21 del 3GPP, l'ente che scrive gli standard mobili
  • Dicembre 2028la parte tecnica è prevista come completata
  • Marzo 2029chiusura definitiva: è da qui che partono i primi apparecchi veri
  • Ottobre 2027la conferenza mondiale delle radiocomunicazioni, a Shanghai, decide su quali frequenze andrà

Tutto il resto è attesa di settore, non decisione. «6G nel 2030» è una previsione, autorevole quanto si vuole ma non scritta da nessuna parte. E le bande di frequenza che si leggono in giro — i 7 o 15 gigahertz — sono candidate allo studio, non assegnate: a decidere sarà la conferenza del 2027.

Te lo raccontiamo noi che i telefoni li vendiamo, perché prima o poi sentirai parlare di apparecchi «pronti per il 6G». Quando succederà avrai già in mano le due domande giuste: quale standard, e su quale frequenza.

La rete e l'auto

Cosa fa la rete per un'auto che si guida da sola

La risposta breve è: meno di quanto si immagini, e per un'ottima ragione. A guidare sono i sensori di bordo — radar, telecamere, lidar. Tutti i sistemi omologati oggi funzionano con quelli.

La rete, con quella che si chiama tecnologia V2X, aggiunge una cosa che i sensori non possono avere: l'informazione oltre la curva. Un ostacolo che non vedi ancora, un'ambulanza in arrivo, un semaforo che sta per cambiare, una coda che si sta formando. È informazione che anticipa, non un comando — ed è già parecchio.

Il motivo è semplice e, a pensarci, rassicurante: un'auto che dipendesse dalla rete per frenare si fermerebbe dove cade il segnale. Il V2X ha limiti noti — congestione quando le auto sono tante, propagazione difficile fra palazzi e gallerie, copertura più rada in campagna — e per questo resta un aiuto, non un comando.

Quattro «lo sai che» sull'auto connessa

  • Lo sai che in Italia si guida al massimo in livello 2?

    I sistemi che tengono la corsia e la distanza ci sono, si comprano e funzionano bene, ma il conducente deve sorvegliare sempre. I livelli 3 e 4 da noi esistono per ora come sperimentazione autorizzata dal Ministero, su percorsi approvati e con un supervisore al posto di guida. Il livello 5, quello senza nessuno al volante, nel Codice della Strada non c'è ancora.

  • Lo sai che l'auto non si fa guidare dalla rete?

    Il 5G porta informazioni fra i veicoli e la strada; a guidare restano i sensori di bordo. È una scelta di progetto, non un ritardo: così l'auto continua a funzionare anche dove il segnale non arriva.

  • Lo sai che una regola europea comune ancora non c'è?

    Il regolamento del 2019 su questi servizi non è mai entrato in vigore e se ne sta scrivendo uno nuovo. Il primo profilo tecnico condiviso, uscito a settembre 2025, per adesso riguarda la sola tecnologia a corto raggio. È un cantiere aperto, ed è giusto saperlo.

  • Lo sai che il «livello 3» vale solo a certe condizioni?

    Non si omologa un livello, si omologa una funzione dentro condizioni precise. L'unica autorizzazione europea che risulta è tedesca, su Mercedes, e vale in autostrada con carreggiate separate, entro un limite di velocità, con meteo adeguato e con il conducente pronto a riprendere il volante in dieci secondi. Conoscere quelle condizioni è il modo migliore per capire cosa si sta comprando.

Le città connesse

Dove stanno andando davvero i soldi

In Italia il mercato delle città intelligenti vale poco più di un miliardo di euro all'anno. Fra il 2023 e il 2025 il 76% dei comuni ha usato fondi del PNRR per iniziative di questo tipo, e la percentuale sale all'84% nei comuni sotto i cinquemila abitanti — cioè nei paesi come i nostri.

  • 220 mlnMobilitàsemafori, sensori, trasporto
  • 200 mlnIlluminazione pubblicail secondo capitolo per dimensione, ed è energia
  • 120 mlnAmbiente e territoriomonitoraggio, più dieci per cento
  • 7%Comuni con l'IA attivatre su quattro non ce l'hanno ancora

Il quadro, raccontato per quello che è: le cose già in funzione sono i lampioni e la mobilità, che da sole fanno più del quaranta per cento del mercato. L'intelligenza artificiale, di cui si parla tantissimo, per ora la usa il sette per cento dei comuni: arriverà, ma non è ancora arrivata. E c'è una data da tenere d'occhio, perché il PNRR scade a giugno 2026.

La parte che ci riguarda da vicino: fra le cose su cui i comuni dichiarano di voler investire nei prossimi due anni, al secondo posto ci sono le comunità energetiche rinnovabili — il 67%. Dopo quarant'anni di telefonia, il filo che lega la rete alla vita di un paese non passa più solo dai telefoni: passa anche dai contatori.

Noi stiamo in mezzo a questa storia dal 2009

Abbiamo venduto telefoni con l'antenna e telefoni senza, visto arrivare il videofonino e poi sparire, e oggi passiamo metà del tempo sulle bollette della luce. Se ti è venuta una curiosità leggendo, o se vuoi capire cosa conviene adesso per una linea o un contratto, passa a trovarci: due chiacchiere al bancone le facciamo volentieri.

Fotografie e fonti

Le fotografie degli apparecchi vengono da Wikimedia Commons e sono usate con la licenza indicata accanto a ciascuna. Le abbiamo solo ridimensionate, mai ritagliate né modificate.

I dati sulla copertura e sui consumi vengono dalla Relazione annuale 2026 dell'AGCOM; quelli sul 6G dal calendario ufficiale del 3GPP e dalla conferenza mondiale delle radiocomunicazioni dell'ITU; quelli sulla guida automatizzata dal regolamento UNECE R157 e dalla relazione della Commissione europea dell'aprile 2026; quelli sulle città intelligenti dall'Osservatorio Smart City del Politecnico di Milano.

I marchi citati appartengono ai rispettivi titolari e sono nominati a scopo descrittivo e storico.